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7-DAYS ROAD TRIP IN MAROCCO

  • Writer: Claudia Cassano
    Claudia Cassano
  • Nov 15, 2025
  • 14 min read

Colori, silenzi e sguardi: il viaggio che mi ha insegnato a rallentare.

A Bilal, Mohammed e Nabil per avermi insegnato la ricchezza negli incontri.


Aprire il cuore e lasciarsi attraversare. 
Il Marocco è stato per me un viaggio dell’anima, un intreccio di emozioni che ancora oggi fatico a tradurre in parole. È la terra dei contrasti, dove il rosso ardente della terra incontra il giallo dorato delle dune, dove il silenzio del deserto abbraccia i sorrisi sinceri della sua gente.
Ho percorso strade infinite, da Marrakesh fino a Merzouga, e ogni tappa mi ha regalato un frammento di eternità: il vento potente del Tizi n’Tichka, l’abbraccio autentico delle comunità berbere di Ait Ben Haddou, l’oasi verde di Skoura che sembra nascere dal nulla, i canyon scolpiti dal tempo come le Gole di Todra, dove la natura mi ha ricordato quanto sono piccola davanti alla sua immensità. E poi il deserto: un tappeto infinito di stelle che si accende al calar del sole, il ritmo lento dei cammelli all’alba, l’incanto di un cielo che sembra volerti parlare. 
Marrakech, nel suo caos vibrante, è stata il mio ritorno alla realtà: una città rumorosa e viva che però, tra i suoi vicoli colorati e i suoi mercati pieni di vita, ti trattiene ancora un po’ prima di lasciarti andare.

Il Marocco mi insegna che la ricchezza è negli incontri. Qui l’ospitalità non è un gesto, è un modo di vivere. Forse è proprio questo il senso del famoso “Mal d’Africa”: la nostalgia non solo dei paesaggi, ma delle persone che ti fanno sentire a casa, anche se sei lontano dalla tua. 

ITINERARIO IN PILLOLE

Day 1 - Arrivo FCO - RAK

Volo da Roma FCO a Marrrakech.
Ritiro macchina a noleggio all’aeroporto di Marrakech.

Day 2 - Ourzatate - Ait Ben Haddou - Skoura

  • Tizi n’Tichka
  • Ait-Ben-Haddou
  • Ouarzazate & Studios
  • Skoura - Kasbah Amridil - Palmeto di Skoura

Day 3 - Valle di Dadès - Tinghir

  • Monkey Fingers
  • Gole di Dades
  • Tinghir

Day 4 - Gole di Todra - Deserto Merzouga

  • Gole di Todra
  • Notte nel deserto di Merzouga

Day 5 - Merzouga - Marrakech

  • Cammellata all’alba nel deserto di Merzouga
  • Ritorno da Merzouga a Marrakech (8h30 di macchina)

Day 6 - Marrakech

  • Jardin Majorelle
  • Museo di YSL (overrated)
  • Visitare il negozio Assouline (nice to see)
  • Passeggiata nel quartiere Gueliz
  • Herboriste du Paradis (da 4 generazioni)
  • Madrasa di Ben Youssef
  • Les Nomades Des Marrakech (per apprezzare la loro cultura sui tappeti)

Day 7 - Marrakech

  • Jeema El Fna
  • Souk
  • Palazzo El Bahia
  • Moschea Di Koutubia
  • Parc Lalla Hasna
  • Hammam + Massaggio di coppia presso La Maison du Tui Na

Day 8 - Rientro RAK - FCO

Volo di rientro da Marrakech a Roma FCO.


Day 1 - Arrivo a Marrakech


Siamo atterrati a Marrakech in serata, accolti dal respiro caldo di una città che sembra non dormire mai. Prima di immergerci completamente nel suo caos affascinante, abbiamo sistemato le pratiche fondamentali per affrontare il viaggio direttamente in aeroporto
  1. Cambiare i contanti portati dall’Italia: ottimo tasso, nessuna commissione.
  2. Acquistare una SIM locale da Morocco Telecom, conveniente, veloce e affidabile.
  3. Ritirato la macchina a noleggio.

Poi, una volta usciti dall’aeroporto, Marrakech ci ha travolti: un vortice di suoni, clacson, profumi di spezie e voci che si rincorrono tra i vicoli. Guidare qui è un’esperienza - la città è una giungla urbana, caotica e imprevedibile, dove ogni regola sembra scritta a modo suo. Ammetto che entrare e uscire da Marrakech è stato uno dei momenti più impegnativi del viaggio: serve pazienza, sangue freddo… e un pizzico di senso dell’umorismo. Abbiamo persino sbagliato strada, finendo intrappolati per quasi un’ora nel labirinto di viuzze della Medina. In quel momento ci sembrava un incubo, ma col senno di poi è stato il nostro modo di “rompere il ghiaccio” con la città: Marrakech non si lascia conquistare facilmente, bisogna imparare a danzare al suo ritmo.

Un consiglio spassionato: diffidate di chi vi si avvicina per “aiutarvi”. A volte l’intento è solo quello di ottenere una mancia. Basta rispondere con un semplice “La shoukran” (No, grazie) - pronunciato con gentilezza ma fermezza - oppure tirare dritto senza reagire. È la vera chiave di sopravvivenza per muoversi tranquilli in città.

Per la prima notte, la scelta non poteva che ricadere su un Riad: oasi di pace nascoste dietro porte anonime, con cortili silenziosi e luci soffuse. Su Booking.com è facile trovare opzioni con colazione inclusa (che vi consiglio di scegliere): assaggiare pane appena sfornato, miele d’arancio, olive e tè alla menta al mattino è il modo più autentico per entrare in sintonia con la cultura marocchina.

Day 2 - Tizi n’Tichka - Ait Ben Haddou -  Skoura


Il mattino dopo abbiamo lasciato alle spalle il caos di Marrakech, puntando dritti verso le montagne dell’Atlante. La strada che sale al Tizi n’Tichka, uno dei valichi più alti del Marocco, è un viaggio nel viaggio: curve infinite, panorami che si aprono all’improvviso e colori che cambiano a ogni tornante.

Le rocce rosse, i villaggi di fango e i bambini che salutano sorridendo rendono impossibile non fermarsi a osservare. Lungo la strada, uomini e donne camminano instancabili nel nulla, diretti chissà dove. Ogni volto è un frammento di vita, un racconto che resta impresso più dei paesaggi stessi.

Poi, come un miraggio che prende forma tra la sabbia, appare Ait-Ben-Haddou. Immobile nel tempo, costruita in argilla e terra, questa antica kasbah sembra emergere direttamente dal deserto. Qui abbiamo incontrato Nabil, un ragazzo berbero del posto che ci ha proposto di farci da guida. Tra la mia incoscienza e la razionalità di Vito, alla fine abbiamo seguito il mio istinto - ed è stato il nostro primo contatto autentico con la comunità locale. Ci ha accompagnati attraverso il Ksar, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, raccontandoci la storia delle famiglie che ancora oggi vivono lì, senza acqua e senza elettricità. Siamo saliti fino al granaio fortificato, da dove domina l’intera vallata, e abbiamo ammirato le case di adobe, capolavori dell’architettura berbera realizzate interamente in terra cruda. Passeggiando tra i diversi livelli del villaggio, abbiamo scoperto torri difensive ornate di motivi geometrici e botteghe di artigiani che lavorano con mani antiche e sorrisi sinceri.

Una cosa che colpisce profondamente, anche durante il tragitto, è la presenza costante delle moschee. Ce ne sono ovunque, anche nei villaggi più remoti, e scandiscono il ritmo delle giornate. A momenti precisi, più volte al giorno, un richiamo alla preghiera si diffonde da potenti megafoni: la voce del muezzin riempie l’aria, chiara, intensa, avvolgente. La prima volta è quasi spiazzante - il suono è fortissimo, vibra tra le montagne e per un attimo non capisci cosa stia accadendo. Poi qualcuno ti spiega che è il momento della ṣalāt, la preghiera, e allora osservi la calma che segue: le persone si fermano, il tempo rallenta, e tutto sembra ritrovare un senso profondo.


Nel tardo pomeriggio, la strada ci ha condotti fino a Skoura, un’oasi silenziosa immersa tra palmeti e sabbia. Qui abbiamo trascorso la notte alla Kasbah Ait Ben Hadda, dove abbiamo cenato con una zuppa calda e un cous cous alle verdure, semplici ma ricchi di sapore, accompagnati da quella quiete che annuncia l’arrivo del deserto.

Day 3 Skoura - Valle del Dadès - Tinghir 


Lasciata Skoura, con la sua maestosa Kasbah Amridil e un palmeto che sembra non finire mai, abbiamo continuato verso est, lungo una strada che si snoda tra canyon e montagne scolpite dal vento.

La Valle del Dades è un susseguirsi di paesaggi spettacolari: rocce che si arrampicano verso il cielo - come quelle di Monkey Fingers (formazioni rocciose che assomigliano a lunghe e arrotondate dita che spuntano dal terreno, modellate dall'erosione del vento e dell'acqua) - colori che cambiano dal rosso bruciato al rosa tenue, e piccoli villaggi dove la vita scorre lenta, in perfetto equilibrio con la terra. Salire in quota è più semplice di quanto sembri - le curve sono dolci e la strada ben asfaltata, anche se il vento soffia forte e fa vibrare ogni cosa attorno.

Le foto possono spaventare, ma la verità è che si guida in sicurezza: basta procedere con calma e tenere gli occhi sulla strada. Il flusso di turisti è quasi inesistente, quindi difficilmente incrocerete altre auto sia in salita che in discesa.


Una volta arrivati in cima, la fatica si dissolve davanti a uno scenario che toglie il fiato. Proprio lì, quasi sospeso sul bordo della montagna, si trova il Café Restaurant Hotel Timzzillite, un piccolo rifugio dove fermarsi per ammirare la vista e godersi una bella manciata di vento in faccia, magari con un tè caldo tra le mani (ideale in ogni momento della giornata!)

Dopo ore di guida tra curve e silenzi, siamo arrivati a Tinghir, dove abbiamo deciso di fermarci per la notte al Riad Sephora (consiglio). Di questo posto conservo solo ricordi belli: il tè alla menta sorseggiato al tramonto sul terrazzo, con la luce dorata tutto avvolge. La vista dalla camera, che si apriva su un campo di coltivazioni dove uomini e donne raccoglievano frutta e verdura, in un ritmo che sembrava appartenere a un’altra epoca. La cena, semplice e deliziosa, preparata con ingredienti locali e servita con un sorriso sincero. E soprattutto Bilal, il giovane chef di appena 17 anni, con cui abbiamo trascorso il resto della serata chiacchierando tra francese, inglese e spagnolo, cercando di capirci tra gesti, risate e sguardi: è stata una di quelle serate che ti restano dentro - non per ciò che hai fatto, ma per ciò che hai ascoltato.
Da Marrakech in poi, la lingua diventa una barriera più evidente: pochi parlano inglese, e il francese, se non lo mastichi, può rendere le conversazioni un piccolo esercizio di creatività. Ma bastano un sorriso, una parola, un gesto per superare le distanze.
Forse sta proprio in questo la bellezza di un viaggio: imparare a comunicare e comprendersi anche senza parlare la stessa lingua.

Day 4  Gole di Todra - Merzouga

La colazione del mattino seguente è stata, senza dubbio, la migliore del viaggio. Per questo mi prendo un momento per raccontarvi la classica colazione marocchina: un vero rituale di gusto e ospitalità.
Sul tavolo, una tavolozza di profumi e colori: pane appena sfornato, msemen (una sorta di crêpe sfogliata e leggermente croccante), baghrir (i famosi “pancake dai mille buchi”), miele d’arancio, burro, marmellate fatte in casa, formaggio fresco e un bicchiere (sempre presente) di succo d’arancia appena spremuto. Accanto a tutto questo, compaiono spesso anche olive speziate, servite senza esitazione accanto ai dolci: un abbinamento che per noi può sembrare insolito, ma che in Marocco rientra nella quotidinità. A completare il tutto, l’immancabile tè alla menta , rigorosamente bollente.

In qualche minuto siamo arrivati alle Gole di Todra - uno dei luoghi che più sanno raccontare la potenza della natura marocchina. La strada che porta alle gole si insinua tra palmeti verdissimi, piccoli villaggi, e campi coltivati che seguono il corso del fiume. Man mano che ci si avvicina, il paesaggio cambia: la valle si stringe, le pareti di roccia diventano sempre più alte e ravvicinate, fino a quando ci si ritrova immersi in un corridoio naturale, dove la luce filtra appena. Le Gole di Todra sono maestose. La natura qui ha scolpito la pietra con pazienza millenaria, creando pareti verticali alte fino a 300 metri che sembrano voler toccare il cielo. L’acqua scorre lenta tra i massi, mentre qualche asino carico di merci e bambini scalzi attraversano la strada sorridendo. È un luogo che impone silenzio e rispetto.
Un piccolo consiglio pratico: non arrivate oltre le 10:00 / 10:30, perché in tarda mattinata cominciano ad arrivare i pullman turistici e la magia del luogo si affievolisce. 
E sapete chi ci ha accompagnati fin qui? Bilal, il giovane chef del Riad Sephora. Si era offerto spontaneamente, e noi abbiamo accettato con entusiasmo. Sembrava essersi davvero affezionato, e in realtà la cosa è stata reciproca: anche a distanza di mesi, continuiamo ancora a scriverci ogni tanto.

Ma come si arriva, davvero, nel deserto?
È la domanda che più mi aveva tormentata prima di partire. In realtà, è tutto più semplice di quanto sembri. Si prenota su Booking il campo che si preferisce — nel nostro caso, Sky View Camp (consiglio) - e, subito dopo, l’host invierà un messaggio con le istruzioni dettagliate: dove parcheggiare, a che ora arrivare, e chi verrà a prendervi. Naturalmente, non si entra in auto tra le dune. Nel nostro caso abbiamo lasciato la macchina presso un benzinaio sulla strada principale, già immersa nel paesaggio desertico. A destra e a sinistra, solo dune. Da lì, un 4x4 è venuto a prenderci e - in 20 minuti - siamo arrivati al campo. Di solito queste esperienze includono cena con musica e colazione, ma si possono aggiungere anche attività extra come la cammellata, il quad tra le dune o il sand surfing. Tutto si concorda direttamente con l’host (su Booking o Whatsapp) e si paga in contanti, sul posto. Un piccolo consiglio: prima di prenotare, controllate sempre nella scheda tecnica del camp quali esperienze offrono: ogni struttura ha la propria offerta, e non tutte includono le stesse attività.

E poi, finalmente, la sabbia dorata sotto i piedi, il silenzio che canta, il vento che parla. Abbiamo visto il sole morire tra le dune, in un tramonto pallido, e poi rinascere poche ore dopo, quando l’alba lo ha dorato di nuovo, mentre avanzavamo lenti sul dorso dei cammelli.
La notte, allo Sky View Camp, è stata un piccolo sogno. Un tappeto di stelle che si accende sopra la testa e, nel nostro caso, anche dentro la tenda: sul soffitto, una finestra enorme lasciava entrare il fascio della Via Lattea. È stato difficile chiudere gli occhi quella notte. L’aria era fresca, il silenzio quasi sacro, e il cielo sembrava volerci raccontare qualcosa che non si può tradurre in parole.


2 consigli utili
  • Se potete, fatevi accompagnare al tramonto direttamente dall’host con il 4x4: è un’esperienza che ti fa sentire minuscolo davanti all’immensità.
  • E non perdete la cammellata all’alba: quel momento in cui il sole nasce e colora tutto d’oro, mentre intorno non c’è ancora nessuno.

Day 5 Merzouga > Marrakech

Lasciare il deserto non è mai semplice.C’è qualcosa di magnetico in quel silenzio, in quella sabbia che cambia colore a ogni ora del giorno.
Ma ogni viaggio ha il suo ritorno, e il nostro ci ha riportati verso Marrakech, in un’unica, lunghissima giornata di strada - 8 ore e mezza di guida attraverso il cuore del Marocco.
Ormai eravamo esperti della strada: sapevamo dove si stringe l’asfalto, dove si alza la polvere, e dove il vento comincia a soffiare più forte. È stato un viaggio lungo, sì, ma sorprendentemente sereno. La velocità media era intorno ai 60-80 km/h, tra posti di blocco, cammelli ai bordi della carreggiata e paesaggi che cambiavano di continuo: montagne di pietra rossa, vallate dorate, oasi improvvise che spuntavano nel nulla.

A rifarlo, spezzerei il viaggio con una tappa intermedia - magari fermandomi a dormire a Ouarzazate - perché la distanza è importante e il ritmo, dopo qualche ora, diventa pesante. Ma la bellezza dei paesaggi ha reso ogni chilometro un piccolo spettacolo.

Quando finalmente abbiamo rivisto la sagoma della Moschea di Koutubia all’orizzonte, abbiamo capito di essere tornati. Entrare a Marrakech in macchina è un’esperienza che non si dimentica: clacson, motorini che sfrecciano da ogni lato, persone che attraversano come se nulla fosse. Un caos organizzato solo per chi ci vive davvero. Noi, con la nostra auto a noleggio, cercavamo semplicemente di raggiungere l’aeroporto per la riconsegna… e vi giuro, è stato il tratto più folle di tutto il viaggio. Una vera giungla urbana - ma almeno, questa volta, sapevamo come sopravvivere.

Day 6 e 7 - Marrakech

Gli ultimi giorni li abbiamo dedicati a Marrakech, stavolta senza fretta. Ci siamo persi tra i colori del Jardin Majorelle, i profumi dell’Herboriste du Paradis. Abbiamo camminato tra i tappeti di Les Nomades de Marrakech, ci siamo lasciati incantare dalla Madrasa di Ben Youssef e abbiamo contrattato nei souk sotto lo sguardo divertito dei mercanti. La sera, il richiamo di Jemaa El Fna: suoni, spezie, voci, e sullo sfondo l’imponente Moschea di Koutoubia, che domina la città come un faro di calma nel cuore del caos.
Nel mio viaggio on-the-road, Marrakech, nel suo caos vibrante, è stata il mio ritorno alla realtà: una città rumorosa e viva capace di regalarmi un'immersione culturale come poche.
La mia lista personale di esperienze e luoghi assolutamente worth-it, provati e promossi:

  • Jardin Majorelle: L'oasi blu cobalto e giallo brillante, creata da Yves Saint Laurent. Un'esplosione di colori e piante esotiche (da prenotare in anticipo, anche il giorno prima)
  • Madrasa di Ben Youssef: L'antica scuola coranica, un capolavoro di architettura islamica con dettagli in legno di cedro, stucchi e piastrelle che lasciano senza fiato.
  • Palazzo El Bahia: un gioiello di lusso e maestria marocchina del XIX secolo (da andarci la mattina presto, ad apertura!)
  • Jeema El Fna: il cuore pulsante, la piazza che di giorno è un viavai e di sera si trasforma in un teatro all'aperto con cantastorie, bancarelle di cibo e incantatori di serpenti. L'esperienza più autentica e caotica.
  • Souk: Perdersi qui è d'obbligo. Contrattare è la regola e l'odore delle spezie si mescola a quello della pelle e dei metalli lavorati.
  • Gueliz: Il lato moderno di Marrakech. Perfetto per vedere una realtà diversa, con negozi e caffè contemporanei.
  • Moschea di Koutoubia: Il minareto simbolo della città, imponente e magnifico. Pur non potendo entrare, ammirarlo dall'esterno è un must.
  • Parc Lalla Hasna: per una pausa all'ombra e per scattare una foto al minareto.
  • Tombe dei Saaditi: la necropoli reale della dinastia Saadiana risalente al XVI secolo, con la famosa “Sala delle Dodici Colonne”. Era nella mia wishlist ma non le ho visitate perché in manutenzione.
  • Herboriste du Paradis: Per scoprire e acquistare le spezie e i rimedi naturali della tradizione marocchina.
  • Les Nomades Des Marrakech: un'immersione nella cultura dei tappeti, per apprezzare l'artigianato e l'arte tessile locale.
  • Assouline: un'elegante libreria che merita una visita anche solo per l'estetica e l'atmosfera ricercata.

Luoghi che SCONSIGLIO:

  • El Badi: biglietto d’ingresso di circa 10 euro, ma all’interno non c’è praticamente nulla, a parte l’unico scorcio fotografico che si vede ovunque sul web.
  • Museo YSL: nonostante il fascino del nome, la visita è deludente anche per chi è amante/appassionato di moda. Manca una vera narrazione e, considerato il prezzo del biglietto (15 euro) , il rapporto qualità-prezzo è inesistente.

Un ultimo hammam, un tè alla menta e la sensazione che il Marocco non si visiti soltanto: si sente, si vive, ti entra dentro e non se ne va più.

Prima di partire

  • Passaporto: assicurati che sia valido e che non scada nei prossimi sei mesi.
  • Assicurazione di viaggio: fai una polizza (ad esempio con Heymondo.it ). È un piccolo investimento per viaggiare tranquilli - su TikTok trovi diversi codici sconto del 10%. Io ho usato quello di @travelcuriosity.
  • Auto a noleggio: la macchina a noleggio in Marocco ha un costo ridicolo. Parliamo di 7/8€ al giorno, incluso il secondo passeggero. Ricordati peró di scegliere sempre l’assicurazione completa (circa 7-8€ al giorno in più sulla spesa totale), così da viaggiare sereno e con meno pensieri. Noi abbiamo utilizzato DiscoverCars.com 
  • Must have in valigia: powerbank, medicinali di base (Tachipirina, Oki, Moment, Imodium, fermenti lattici), foulard o velo leggero, salviette, un campioncino di sapone (spesso negli alloggi ci sono solo saponette inodore) e shampoo. Non servono, invece, prese o adattatori particolari.
  • Abbigliamento: meglio optare per scarpe chiuse; c’è molta terra e polvere, soprattutto nei souk e nei vicoli. Porta con te anche una felpa e una giacchetta leggera: le temperature possono calare rapidamente la sera.

All'arrivo

  • Trasferimento aeroporto–Marrakech: prenota il taxi in anticipo su Taxi Booking (almeno 24–48 h prima). Funziona come Uber o FreeNow e ti fa risparmiare 7–9 € sulla tratta, se prenotato con anticipo. Riceverai i dettagli del driver 20 minuti prima della partenza.
  • SIM locale: acquistala direttamente in aeroporto (Maroc Telecom, 20€ per 20GB). È più conveniente delle eSIM e l’attivazione richiede solo 3–5 minuti. Al desk, accettano sia gli euro che i dirham. Fanno tutto loro in 60 secondi.
  • Denaro: porta contanti e cambiali direttamente in aeroporto. In Marocco le carte sono accettate raramente, tranne che in hotel o nei ristoranti più turistici.

Alla guida

  • Limiti di velocità: rispettali (in media 60/80 km/h). Ci sono numerosi posti di blocco, ma non c’è nulla da temere: basta rallentare e salutare. Gli italiani raramente vengono fermati. Spoiler: non abbiamo avuto nessuna multa :)
  • Segnali locali: se qualcuno nella corsia opposta lampeggia, significa che più avanti c’è un controllo.
  • Strade: ottime! Negli ultimi anni il Marocco ha rinnovato completamente la rete stradale: guidare qui è davvero piacevole e sicuro.
  • Pit stop: fanno parte della cultura locale. Vedrai persone di ogni età sul ciglio della strada - è normale, sorridi e prosegui.

Vita in Marocco

  • Acqua: non è potabile. Assicurati di avere sempre con te una bottiglia.
  • Nei souk: contratta sempre! Un buon punto di partenza è offrire la metà del prezzo proposto (soprattutto per oggetti sopra i 3 dirham).
  • Alloggi: a Marrakech prova l'esperienza di dormire in un riad, per vivere l’autenticità della città. Fuori Marrakech, prova le kasbah.
  • Incontri e cultura: I marocchini sono persone estremamente gentili, curiose e accoglienti, soprattutto con gli italiani. Accetta un tè alla menta, scambia qualche parola, lasciati sorprendere. Spesso parlerai con uomini (le donne sono più riservate), ma l’atmosfera sarà sempre calorosa. Lascia i pregiudizi a casa. Fidati.
  • Sicurezza: è meglio evitare di girare da sole (o in un gruppo di sole ragazze) dopo le 22:30, soprattutto a Marrakech. Di giorno la città è vivace e accogliente, ma la sera tardi può diventare meno sicura e conviene rientrare prima.

Prima di ripartire

  • Consiglio pratico: se vi restano dirham in contanti prima di ripartire, potete cambiarli al ritorno direttamente con il tassista o con qualche commerciante locale. Sono abituati a questo tipo di scambio.
  • Arriva in aeroporto 3 ore prima: il check-in apre solo in quel momento e serve il biglietto stampato dall’app della compagnia (non basta la versione digitale). A Marrakech ci sono diversi punti in cui poter stampare il documento di viaggio (qui è dove ne troverai uno)
  • Se il volo è in overbooking, i ritardatari rischiano di restare a terra. Meglio arrivare nei tempi!
  • I controlli sono generalmente rapidi, quindi non serve arrivare con troppo anticipo.


Sempre con amore, e buon viaggio:

❤️

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